Torino e provincia
Risonanze Vitali · Newsletter
Simone Di Giorgio
Musicoterapeuta · Torino
Diploma triennale · Musicoterapia — A.P.I.M.
Master · Oncologia e Cure Palliative — Fond. Edo ed Elvo Tempia & Echo Art
Iscritto A.I.M. · Assicurazione RC professionale
Ricerca attiva · Day hospital oncologico
Musicoterapia · Torino
Simone Di Giorgio
Musicoterapeuta

Opero a Torino e provincia. Accompagno persone in momenti di fragilità, transizione e ricerca — attraverso il suono, la voce e il silenzio.

Scopri la musicoterapia per te
Simone Di Giorgio
Simone Di Giorgio · Musicoterapeuta

Foto ritratto
Simone Di Giorgio
Chi sono, davvero
Fare musicoterapia è accoglienza e predisposizione innata alla relazione — una sorta di vocazione a far del bene e a far fiorire la bellezza nell'altro, tramite la relazione d'aiuto.

Credo nella musica come mezzo di cura profonda. Non come intrattenimento, non come lezione. Come spazio in cui le emozioni possono fluire, dove il suono diventa ponte tra chi soffre e chi sa ascoltare.

Ho scelto questo lavoro perché ho visto cosa accade quando qualcuno si sente davvero ascoltato — anche senza parole.

— Simone Di Giorgio
RAV Vast
RAV Vast
Setting portatile
Setting portatile
Laboratorio
Laboratorio
Verso il reparto
Verso il reparto

Il mio approccio
Il suono come cura.
La relazione come metodo.

Utilizzo il mezzo sonoro musicale per aprire canali di comunicazione laddove le parole non arrivano. La musicoterapia non è una lezione di musica: è un percorso di cura che passa attraverso il suono, il corpo e la relazione.

«Fare musicoterapia vuol dire anche risuonare attivamente con i vissuti dei nostri interlocutori, creare un fil rouge sorretto da un ascolto presente dell'altro.»
Dove lavoro
🏥
Contesto
Oncologia & Cure Palliative
🏫
Contesto
Scuole Primarie · Inclusione
🏠
Contesto
RSA & Centri Diurni
🎵
Studio
Via Pessina 21 · Torino
I percorsi
Musicoterapia per
01 · Cura

Disabilità certificata

Sedute individuali per bambini con disabilità certificata, presso lo studio di Via Pessina 21 o in centri specialistici. Possibili agevolazioni fiscali con prescrizione medica.

02 · Fine vita

Cure Palliative

Accompagnamento sonoro nel fine vita per il paziente, la famiglia e gli operatori.

03 · Ricerca

Oncologia

Percorsi individuali per pazienti oncologici. La metodologia GIM (Guided Imagery and Music) è il mio approccio privilegiato: ascolto guidato in stato di rilassamento per accedere a risorse emotive e sostenere la qualità della vita.

04 · Memoria

Alzheimer e Demenza

La memoria musicale resiste dove le parole cedono. Accesso alla persona attraverso il suono.

Lavoro con istituzioni e privati

Collaboro con ospedali, RSA, scuole primarie e centri diurni. Ogni progetto nasce da un incontro conoscitivo e viene costruito sulle esigenze specifiche del contesto.

Per enti e strutture: proposta progettuale personalizzata su richiesta.

Scrivimi
Formazione

Diploma triennale in Musicoterapia — A.P.I.M.
Master in Musicoterapia in Oncologia e Cure Palliative — Fond. Edo ed Elvo Tempia & Echo Art

Formazione continua in musica, etnomusicologia e pratiche vocali tradizionali.

Risonanze Vitali

La mia newsletter su Substack: riflessioni sul suono, la cura e il senso del lavoro musicoterapeutico.

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Simone Di Giorgio
Torino, 2025
Chi sono
Simone
Di Giorgio

Sono un musicoterapeuta certificato con sede a Torino. Ho completato il Diploma triennale in Musicoterapia e il Master in Musicoterapia in Oncologia e Cure Palliative presso la Fondazione Edo Tempia e l'Associazione Echo Art.

Fare musicoterapia è 'complesso' perché richiede una preparazione adeguata su diverse discipline che si intrecciano, si confrontano e dialogano in vigore di una ricerca del benessere altrui.

Lavoro in ospedali, RSA, centri diurni, scuole primarie e in studio privato. Ogni contesto mi ha insegnato qualcosa di diverso su come il suono entra in relazione con la fragilità umana.

La mia formazione integra la clinica con le pratiche vocali tradizionali: il canto indiano su raga, il canto armonico difonico, le tecniche di improvvisazione vocale. Non sono strumenti esotici — sono linguaggi antichi che il corpo riconosce prima che la mente li comprenda.

Il nostro strumento personale, primo di ogni altro e specificatamente unico, è il corpo-voce. La voce è il mezzo tramite il quale il corpo si esprime emotivamente — parlando, sonorizzando, cantando.

Nel corso degli anni ho costruito una rete di professionisti che stimo: psicoterapeuti, altri musicoterapeuti, insegnanti di meditazione, counselor e coach olistici. Quando un percorso richiede competenze diverse dalle mie, so a chi affidarmi — e con chi collaborare per garantire una presa in carico completa.

Il mio progetto Risonanze Vitali è il luogo dove tutto questo prende forma pubblica: la newsletter, il racconto del lavoro quotidiano, la riflessione sulla pratica.

Scrivimi
Musicoterapia certificata
Musicoterapia per

La musicoterapia non è un'unica pratica: è un metodo che si adatta al contesto, alla persona, al momento della vita. Di seguito i principali ambiti clinici in cui lavoro.

01 · Cura

Disabilità certificata

Sedute individuali per bambini con disabilità certificata, presso lo studio di Via Pessina 21 o in centri specialistici. Possibili agevolazioni fiscali con prescrizione medica.

02 · Fine vita

Cure Palliative

Accompagnamento sonoro nel fine vita per il paziente, la famiglia e gli operatori.

03 · Ricerca

Oncologia

Percorsi individuali per pazienti oncologici. La metodologia GIM (Guided Imagery and Music) è il mio approccio privilegiato: ascolto guidato in stato di rilassamento per accedere a risorse emotive e sostenere la qualità della vita.

04 · Memoria

Alzheimer e Demenza

La memoria musicale resiste dove le parole cedono. Accesso alla persona attraverso il suono.

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Cure
Palliative

La musicoterapia nelle cure palliative e in oncologia è un accompagnamento — non una cura in senso medico, ma una presenza sonora che si affianca al percorso di malattia. Per il paziente, per i familiari, per il personale di cura.

La musica che esprime e pratica il musicoterapeuta nel suo processo di cura non è distante da quella praticata dai musicisti della taranta: entrambe dettate da una ritualità che le rende attività efficaci e protette dal contesto.

Il suono diventa spazio: uno spazio in cui il paziente può esprimere ciò che le parole faticano a contenere — paura, nostalgia, pace. Uno spazio in cui la famiglia può essere presente senza dover fare nulla.

Come lavoro

Ogni percorso nasce da un colloquio iniziale con il paziente e, dove possibile, con i familiari e il team curante. Non esiste un protocollo fisso: esistono ascolto, adattamento e presenza.

01

Presa in carico

Raccolta dell'anamnesi sonoro-musicale: brani del cuore, ricordi legati alla musica, sensibilità al suono. Questi dati orientano tutto il percorso.

02

Sedute individuali

Incontri in reparto, hospice o domicilio. Si alternano momenti di ascolto attivo, improvvisazione vocale e strumentale, silenzio condiviso.

03

Continuità e valutazione

Il percorso viene monitorato in dialogo con il team curante. Ogni seduta è documentata e aggiornata agli obiettivi.

Nota: La musicoterapia è una disciplina paramedica. Non sostituisce né interferisce con i trattamenti medici in corso — li accompagna.

Vuoi approfondire? Scrivi per un colloquio gratuito senza impegno.

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Oncologia

Percorsi individuali per pazienti oncologici, in reparto, day hospital o domicilio.

La diagnosi oncologica cambia tutto — il corpo, il tempo, le relazioni. La musicoterapia in questo contesto non è un accessorio: è uno spazio in cui il paziente può portare ciò che non riesce a dire, e trovare un modo per stare con quello che sta attraversando.

Il suono diventa contenitore: di paura, di speranza, di stanchezza. Di tutto quello che non ha ancora trovato parole.

La metodologia GIM (Guided Imagery and Music)

Il GIM è un approccio musicoterapeutico in cui l'ascolto guidato di musica selezionata, in uno stato di rilassamento profondo, apre uno spazio di immaginazione, elaborazione emotiva e contatto con risorse interne. È una metodologia codificata internazionalmente, particolarmente efficace nell'ambito oncologico per il sostegno psicologico, la gestione dell'ansia e la qualità della vita.

Come lavoro

Propongo percorsi individuali in reparto, day hospital o domicilio. Il percorso si adatta alle fasi della malattia e alle esigenze della persona — integrando GIM, voce, ascolto attivo e improvvisazione guidata.

Supporto emotivo

Elaborazione e presenza

Lavorare sull'ansia da diagnosi, sulla gestione dell'attesa, sull'elaborazione dei cambiamenti corporei e dell'identità.

Qualità della vita

Sollievo e piacere

Momenti di ascolto, canto condiviso, gioco sonoro — anche brevi — che restituiscono leggerezza e senso di vitalità durante il percorso di cura.

Famiglia

Accompagnamento dei caregiver

La malattia non riguarda solo il paziente. Il suono può essere anche un modo per stare insieme, senza dover trovare le parole giuste.

🔬 Ricerca attiva

Conduco progetti di ricerca in day hospital oncologico, esplorando l'efficacia dell'intervento musicoterapeutico nei momenti di attesa e durante la terapia infusionale — quando il paziente vive prolungati intervalli di sospensione e la presenza sonora può trasformare quel tempo in uno spazio di cura, riducendo ansia e stress percepito.
Nota: La musicoterapia è una disciplina paramedica. Non sostituisce né interferisce con i trattamenti oncologici in corso — li accompagna.

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Disabilità
certificata
Strumenti in aula

La musicoterapia per bambini e ragazzi con disabilità certificata lavora sulla qualità della vita, sulla comunicazione e sulla relazione. Le sedute si svolgono in centri specialistici o in studio. Le spese sostenute sono deducibili fiscalmente dal reddito complessivo, con prescrizione medica.

La musica, in quanto esperienza condivisa, diventa veicolo di trasformazione: non solo per l'alunno con disabilità, che ha la possibilità di trovarsi maggiormente incluso nella collettività, ma anche per l'intero gruppo.

Inclusione scolastica e sociale

Nelle scuole primarie lavoro sull'intero gruppo classe — non solo sull'alunno con disabilità. Il suono crea un linguaggio condiviso, accessibile a tutti, indipendentemente dalle capacità cognitive o linguistiche.

Il progetto nasce da un incontro con gli insegnanti di riferimento e si struttura in sedute individuali con il bambino con disabilità, sedute con il gruppo classe e sedute miste.

Centri diurni

Propongo percorsi di gruppo nei centri diurni del territorio: esperienze sonore e vocali per favorire la comunicazione, la regolazione emotiva e il senso di appartenenza al gruppo.

Sedute individuali

Le sedute individuali si svolgono in centri specialistici (strutture riabilitative, centri diurni accreditati) oppure presso lo studio privato di Via Pessina 21 a Torino. È possibile anche a domicilio, su valutazione.

Ogni percorso nasce da un colloquio con la famiglia, condiviso con gli specialisti già in carico al bambino (neuropsichiatra, terapista, educatore).

💶 Agevolazioni fiscali

Le prestazioni di musicoterapia per persone con disabilità certificata possono rientrare tra le spese sanitarie agevolate ai sensi della normativa vigente, con prescrizione medica che ne attesti la necessità terapeutica e quando eseguite in centri specializzati o sotto direzione e responsabilità tecnica di personale sanitario qualificato.

Si consiglia di verificare la propria situazione con il medico di riferimento e con il proprio consulente fiscale o patronato, per individuare la corretta modalità di fatturazione e l'eventuale beneficio fiscale applicabile.

Per informazioni e per un colloquio conoscitivo scrivi a dgiorgiosimone@gmail.com
Certificazione: I progetti sono condotti secondo le linee guida dell'Associazione Professionale Italiana Musicoterapeuti (A.P.I.M.).
01

Colloquio iniziale

Incontro conoscitivo con la famiglia e/o il corpo docenti. Raccolta dei dati, definizione degli obiettivi e stesura del progetto.

02

Anamnesi sonoro-musicale

Raccolta dell'identità sonora del bambino: brani preferiti, sensibilità al suono, canali espressivi dominanti.

03

Il percorso

Sedute individuali, di gruppo classe e sedute inclusive. Valutazione in itinere e finale con la famiglia e gli insegnanti.

Sei un genitore, un insegnante o un dirigente scolastico? Scrivimi per una proposta personalizzata.

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Alzheimer &
Demenza

La memoria musicale è tra le ultime a cedere nelle demenze. Un brano, una melodia, un ritmo familiare possono riattivare presenze, emozioni e contatti laddove il linguaggio verbale non arriva più.

Il musicoterapeuta si pone come contenitore di emozioni e stati d'animo in una dinamica di ascolto attivo — capace di agire in modo profondo, utilizzando unicamente il mezzo sonoro musicale.

Il lavoro si struttura in sedute individuali o di piccolo gruppo, con l'obiettivo di migliorare la qualità della vita, ridurre l'agitazione e restituire momenti di connessione emotiva.

Per strutture RSA, centri diurni o famiglie. Scrivimi per un colloquio iniziale.

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Iniziamo da
una conversazione

Che tu sia un privato, un familiare, un professionista della cura o un'istituzione — il primo passo è sempre un colloquio gratuito in cui mi racconti la situazione e io ti dico onestamente cosa posso offrire.

Telefono
MEPA
Fornitore qualificato della Pubblica Amministrazione · Mercato Elettronico PA
Sede
Torino e provincia

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✓ Messaggio inviato — rispondo entro 24 ore.
Il musicoterapeuta dà priorità all'ascolto e all'osservazione — tramite i quali possiamo raccogliere dati specifici nella presa in carico, in corso d'opera, e in fase finale per conoscere e presentare la validità del trattamento.
Non sai da dove cominciare? Nessun problema. Lavoro in rete con psicoterapeuti, musicoterapeuti, insegnanti di meditazione, counselor e coach olistici. Se la tua situazione richiedesse un accompagnamento diverso, posso orientarti verso la persona più adatta.
Newsletter · Riflessioni · Articoli
Risonanze Vitali

Scrivo di musicoterapia, suono e cura. Approfondimenti, storie dal lavoro clinico, riflessioni sulle pratiche sonore. Ogni articolo nasce dall'esperienza diretta — quella che accade nelle stanze, nei reparti, nei cerchi di canto.

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Professione · Identità · Normativa

Ma allora,
cosa fa il musicoterapeuta?

Mi occupo di musicoterapia e con la sua applicazione mi prendo cura di persone che vivono in delicate fasi della vita. Questo spazio è dedicato al suono come strumento di connessione e di ascolto attivo dei bisogni dell'altro.

Spartito musicale
«Non è un musicista e non è uno psicoterapeuta?»
«Ma allora cosa fa esattamente?»

Penso che sia la frase che più mi sento dire nei colloqui conoscitivi. Senza scomodare definizioni da manuale, posso sintetizzare così:

"L'operatore musicoterapeuta è un professionista che conosce la musica e i suoni e, attraverso metodi applicativi riconosciuti, aiuta le persone nel miglioramento della qualità di vita, trovando nuovi modi di relazionarsi ed esprimersi attraverso il linguaggio non verbale del suono."

Non ha nulla a che fare con il terapeuta che ci immaginiamo — anche se è necessaria una preparazione in elementi di psicologia. E ha molto a che fare con la musica e la sua esecuzione: tramite la voce, uno strumento etnico o quello che abbiamo suonato per anni. Ma il focus non è performativo — è essenzialmente relazionale, di cura.

Music Therapist

Nei paesi anglofoni il disguido terminologico è più contenuto: chi pratica musicoterapia è definito Music Therapist. La divisione delle due parole già dà un significativo distacco. In italiano "musicoterapia" rimane una parola sola, e il confine con l'intrattenimento o il gioco-musica sfuma facilmente.

Per chi pratica questa professione, parte del lavoro rimarrà quello di spiegare come si opera. La musicoterapia è una disciplina scientifica non farmacologica evidence-based, complementare al lavoro clinico, che va a compimento del percorso educativo, riabilitativo e preventivo condotto da un'équipe multidisciplinare.

Metodo

Basi scientifiche e di ricerca solide

Non improvvisazione: ogni intervento si fonda su protocolli riconosciuti e letteratura evidence-based.

Osservazione

Schede e dati personalizzati

Si lavora raccogliendo dati specifici per personalizzare e arricchire ogni momento di incontro con l'altro.

Relazione

Per e con l'altro

Si lavora per il raggiungimento di obiettivi, ma soprattutto mettendo in atto una dinamica di ascolto e accudimento sano.

Due peluche che si abbracciano

Un ricordo dal campo

Ricordo quando mi presentai in una Residenza Sanitaria Assistenziale per proporre un progetto di musicoterapia. Il titolo era: "La musica che racconta le emozioni". Dopo una prima parte conoscitiva, il direttore della struttura insistette nel propormi un contratto come animatore. Contrariato, pensai di non essere stato in grado di spiegargli l'efficacia dell'attività musicale nel contesto senile — dove patologie come Alzheimer e demenza complicano il quotidiano di queste persone. Ribadii che si trattava di attività musicale mirata al raggiungimento di obiettivi specifici, non intrattenimento. Ma non fui compreso.

Altre volte invece è capitato il contrario: al primo incontro con il referente della struttura, la proposta musicoterapeutica è stata accolta come qualcosa di atteso — con pieno riconoscimento della sua validità e degli aspetti trasformativi che la competono.

Un gap culturale — e normativo

Tradizionalmente il fare musica per gli altri è visto come momento ludico-ricreativo o performativo. Non viene notato quello che la musica, in maniera introspettiva, smuove — eppure è proprio quello il luogo dove abita la musicoterapia: uno spazio intimo dove ci si può esprimere in modi mai scoperti prima.

A questo si aggiunge un tema normativo ancora aperto. Ci sono stati vari tentativi di riconoscimento della musicoterapia come professione, ma nessuna proposta di legge è arrivata a compimento. Attualmente i musicoterapeuti rientrano nelle "professioni non organizzate in ordini o collegi" regolamentate dalla Legge 4/2013, che prevede:

· Possibilità di esercitare liberamente la professione

· Necessità di formazione specifica (Master o diplomi riconosciuti da associazioni professionali)

· Obbligo di assicurazione professionale per libero professionista

Manca ancora un inquadramento normativo chiaro che definisca la figura del musicoterapeuta. Pensando al confronto con altri paesi, si spera che la professione venga convalidata il prima possibile.

— Simone

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Voce · Armonici · Tradizione

Il canto difonico:
due voci in una

Ci sono popoli che da millenni praticano rituali di canto per guarire interiormente — cantano in modi che sembrano inverosimili e così distanti dalle tecniche di canto moderno, che al primo ascolto sembra quasi un'esperienza surreale.

Il canto difonico rappresenta una delle tecniche vocali più affascinanti e complesse sviluppate dall'essere umano: un singolo cantante produce simultaneamente due distinte linee melodiche — una nota grave e continua (il bordone) e una sequenza di armonici acuti che emergono come melodia separata e percepibile.

Yurte mongole nella steppa

La serie armonica: fondamento naturale del suono

La serie armonica è una sequenza matematica di frequenze che costituisce la struttura fondamentale di qualsiasi suono complesso in natura. Quando una corda vibra — o quando le nostre corde vocali oscillano — non vibrano solo come un tutto unico, ma anche in sezioni progressive: metà della lunghezza, un terzo, un quarto e così via.

Se la nota fondamentale è un Do2 (circa 65 Hz), la serie armonica produce Do3 (l'ottava), Sol3 (la quinta), Do4 (la seconda ottava), Mi4, Sol4 e così via, con intervalli progressivamente più stretti. Nel canto difonico, il praticante mantiene stabile la fondamentale mentre "filtra" e amplifica selettivamente questi armonici superiori — rendendo esplicito e udibile ciò che è già implicitamente presente nella fisica del suono.

Scala degli armonici — notazione musicale Diagramma onde armoniche

Radici culturali: Mongolia e Tuva

Il canto difonico trova le sue radici più documentate in Asia centrale, principalmente tra le popolazioni della Mongolia e di Tuva (Federazione Russa). Nelle tradizioni tuvane è conosciuto come khöömei, in Mongolia come khöömii. In questi contesti originari non nasce come performance artistica: è profondamente radicato in una visione animistica del mondo, dove il suono funziona come mezzo di connessione spirituale con l'ambiente naturale.

I pastori nomadi delle steppe svilupparono questa tecnica come mimesi sonora: imitavano il vento tra le rocce, lo scorrere dei fiumi, i richiami degli animali.

Non si trattava di riprodurre esternamente i suoni naturali, ma di incorporarli — permettere che le frequenze della natura risuonino all'interno del corpo del praticante.

La documentazione etnomusicologica contemporanea ci invita a distinguere questi contesti indigeni dalle reinterpretazioni del movimento New Age occidentale, che spesso estrae la tecnica dal suo sistema di significato originario. Il rispetto per queste tradizioni richiede consapevolezza di questa differenza e cautela nell'uso di terminologie come "guarigione" o "rituali sciamanici" fuori contesto.

Applicazioni in musicoterapia

Nel lavoro con le persone, il canto difonico può facilitare stati di presenza, ascolto profondo e consapevolezza corporea. La teoria polivagale di Stephen Porges offre un quadro solido: la vocalizzazione lenta e sostenuta attiva il sistema parasimpatico. La respirazione necessaria per questa pratica — diaframmatica, profonda, controllata — attiva direttamente il ramo ventrale del nervo vago, promuovendo uno stato fisiologico di calma. Studi controllati hanno documentato riduzioni nei livelli di cortisolo in seguito a pratiche vocali regolari.

Per praticare questa tecnica bisogna monitorare simultaneamente la stabilità della fondamentale, l'emergere degli armonici e la configurazione del tratto vocale — uno stato che molti descrivono come meditazione attiva. Sul piano neurologico, la ricerca con neuroimaging ha mostrato che il canto difonico promuove un'integrazione inter-emisferica che molti praticanti descrivono come "centratura".

Come si impara

Gli elementi basilari possono essere appresi dalla maggior parte delle persone in tempi relativamente brevi, senza esperienza musicale pregressa. Si inizia esplorando vocali come "u" e "i" che facilitano l'emergere degli armonici, imparando gradualmente a isolarli attraverso minuscoli aggiustamenti della lingua e delle labbra.

Il processo richiede pazienza e un atteggiamento esplorativo: si tratta di ascoltare e sperimentare, non di fare "giusto" o "sbagliato".

Molte persone descrivono un momento di "click" cognitivo in cui l'orecchio improvvisamente impara a separare e seguire la linea melodica degli armonici. Questo momento può essere accompagnato da reazioni intense — sorpresa, gioia, a volte lacrime — legate alla novità percettiva e all'intensità dell'ascolto interno.

✨ Incontri di gruppo — canto armonico

Stiamo organizzando incontri per esplorare insieme questa pratica. Non è richiesta alcuna esperienza musicale. Gli incontri si attiveranno al raggiungimento di tre partecipanti.

Per informazioni scrivi a dgiorgiosimone@gmail.com

— Simone

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Connessione · Creatività · Empatia

Connessioni e creatività:
come nasce l'empatia

Sono Simone, mi occupo di suono e relazioni attraverso la musicoterapia. Questo è Risonanze Vitali, uno spazio dove la ricerca incontra la riflessione, con la condivisione di esperienze arricchenti che portano benessere.

Oggi vorrei parlarvi di connessioni e creatività, e di come la relazione di queste possa creare empatia.

Fiori selvatici al tramonto
"Immersing in other people's stories cultivates empathy"
— Kae Tempest
In questo articolo toccheremo quattro punti chiave:

1 · Connessione circolare
2 · Connessione creativa ed empatia
3 · Dis-connessione contemporanea
4 · Musicoterapia e il valore delle connessioni

Connessione circolare

Immagina di entrare in una stanza con persone che non conosci. Ti presenti, racconti brevemente la sensazione che ti ha spinto a essere lì in quel momento. Gli sguardi si incrociano, le prime condivisioni emergono — e pian piano i punti in comune si delineano tra i partecipanti.

Arriva il momento di formare un cerchio: tutti alla stessa distanza in connessione reciproca, l'attività creativa può cominciare.

La forma rituale del cerchio è l'immagine sacra più universale dell'umanità. Dalle danze circolari africane, ai cerchi che "riflettono" il suono dei tamburi sciamanici siberiani, questa forma perfetta e comunitaria ha facilitato per millenni l'accesso a dimensioni creative e trascendenti dell'esperienza umana.

Il cerchio accoglie, include, comunica e crea comunità. Il cerchio dona a chi è disposto a ricevere.

Mettersi in cerchio è una pratica tanto antica quanto rara nei tempi odierni. Oggi siamo dominati da un'iper-connessione digitalizzata che, paradossalmente, di connessione autentica con l'altro ha ben poco: lo sguardo resta fisso sullo schermo del nostro — ahimè! — inseparabile smartphone.

Ponte tra creatività individuale e collettiva

Tempo fa lessi On Connection di Kae Tempest, un saggio scritto magistralmente che offre spunti profondi sul tema. La connessione creativa è descritta come una forza vitale che va oltre la semplice produzione artistica: diventa un ponte tra le esperienze individuali e il sentire collettivo.

Questo stato di connessione di cui parla Tempest è simile per certi versi a quello che Mihaly Csikszentmihalyi chiama "stato di flusso creativo": si verifica quando un individuo è completamente assorbito in un'attività, sperimentando una fusione tra le proprie competenze e le sfide dell'attività stessa. Durante il flusso, si perde la consapevolezza di sé e del tempo, creando un'esperienza altamente gratificante.

In un'epoca in cui si lotta per diritti e uguaglianza, avere modo di percepire connessione creativa — prima di tutto con se stessi e poi con gli altri — potrebbe cambiare il modo in cui usiamo l'empatia.

Credo che la creatività non sia esclusiva di chi abbia una preparazione specifica: dipende dalla connessione con sé stessi, un ascolto profondo privo di schemi e vincoli.

Tutti nelle nostre giornate siamo creativi, ma quando la creazione incontra l'arte acquisisce un valore espressivo unico — racconta di noi e accoglie l'altro in maniera empatica. La creatività però va ascoltata, e a volte costa impegno, mentre assopirsi al torpore indotto da uno schermo è "più comodo". Il problema dello scrolling infinito è attuale: è un sedativo sempre a portata di mano.

Ti è mai capitato di accorgerti di un dolore o di una tensione solo quando finalmente ti rilassi? Se tornassimo al corpo, all'ascolto autentico di noi, potremmo riconoscere i bisogni reali con più facilità.

La creatività non esiste senza un fruitore. È un processo triangolare: artista — pubblico — restituzione. In questa visione, l'aspetto relazionale diventa essenziale: stimolo comunicativo, connessione, risposta.

Musicoterapia e anziani: connessione come forza vitale

In una casa famiglia, ho proposto un'esperienza di ascolto musicale condiviso che ha generato momenti di intensa connessione. Ecco come introduco solitamente la proposta:

"Signori, ora ascolteremo un brano. Vi chiedo di rilassarvi, chiudendo gli occhi, e di lasciarvi trasportare. Provate a sentire la musica a livello emotivo e profondo. Restate nelle immagini e nei ricordi che emergono. Dopo l'ascolto condivideremo insieme le vostre sensazioni."

Durante la verbalizzazione i partecipanti hanno raccontato di sé, del passato e del presente. Sono emerse condivisioni che hanno costruito ponti relazionali importanti. È capitato che dalla verbalizzazione uscissero immagini oniriche commoventi, oppure che dall'ascolto di un brano nascesse la richiesta di ascoltarne un altro — sempre contestualizzato dallo scaturire dei ricordi. È capitato che venisse voglia di ballare insieme a un compagnǝ. Oppure, semplicemente, desiderare un abbraccio.

La creatività non è un privilegio di pochi, ma una forza che appartiene a tutti. Un cerchio che accoglie, un respiro che ricorda che siamo parte di un insieme.

E tu? Che ruolo ha la creatività nel tuo quotidiano? In fondo, il cerchio della creatività si chiude solo quando diventa condivisione.

— Simone

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