Torino
345 871 2459 dgiorgiosimone@gmail.com Risonanze Vitali · Newsletter
Simone Di Giorgio
Musicoterapeuta · Torino
Musicoterapia · Torino
Simone Di Giorgio
Musicoterapeuta

Opero a Torino e provincia. Accompagno persone in momenti di fragilità, transizione e ricerca — attraverso il suono, la voce e il silenzio.

Scopri la musicoterapia per te
Foto di
Simone Di Giorgio
Simone Di Giorgio · Musicoterapeuta

Foto ritratto
Simone Di Giorgio
Chi sono, davvero
Fare musicoterapia è accoglienza e predisposizione innata alla relazione — una sorta di vocazione a far del bene e a far fiorire la bellezza nell'altro, tramite la relazione d'aiuto.

Credo nella musica come mezzo di cura profonda. Non come intrattenimento, non come lezione. Come spazio in cui le emozioni possono fluire, dove il suono diventa ponte tra chi soffre e chi sa ascoltare.

Ho scelto questo lavoro perché ho visto cosa accade quando qualcuno si sente davvero ascoltato — anche senza parole.

— Simone Di Giorgio
Shruti Box
Campane Tibetane
Una seduta
RAV Vast

Il mio approccio
Il suono come cura.
La relazione come metodo.

Utilizzo il mezzo sonoro musicale per aprire canali di comunicazione laddove le parole non arrivano. La musicoterapia non è una lezione di musica: è un percorso di cura che passa attraverso il suono, il corpo e la relazione.

«Fare musicoterapia vuol dire anche risuonare attivamente con i vissuti dei nostri interlocutori, creare un fil rouge sorretto da un ascolto presente dell'altro.» — Dalla tesi di diploma, 2025
Dove lavoro
🏥
Contesto
Oncologia & Cure Palliative
🏫
Contesto
Scuole Primarie · Inclusione
🏠
Contesto
RSA & Centri Diurni
🎵
Contesto
Studio Individuale
I percorsi
Musicoterapia per
01 · Cura

Disabilità certificata

Progetti di gruppo e sedute individuali per bambini e ragazzi con disabilità certificata. Inclusione scolastica e sociale.

02 · Fine vita

Cure Palliative

Accompagnamento sonoro nel fine vita per il paziente, la famiglia e gli operatori.

03 · Malattia

Oncologia

Sostegno durante il percorso di cura: ansia, elaborazione emotiva, qualità della vita.

04 · Memoria

Alzheimer e Demenza

La memoria musicale resiste dove le parole cedono. Accesso alla persona attraverso il suono.

Non è Musicoterapia
Benessere Sonoro

Pratiche vocali e sonore aperte alla cittadinanza. Non richiedono esperienza musicale né un contesto clinico.

· Comunità

Welfare di Gruppo

Canto collettivo e immersione armonica per team, associazioni e comunità.

· Meditazione

Canti Medicina

Canto dei raga e canto difonico. Pratiche vocali da tradizioni antiche.

Lavoro con istituzioni e privati

Collaboro con ospedali, RSA, scuole primarie e centri diurni. Ogni progetto nasce da un incontro conoscitivo e viene costruito sulle esigenze specifiche del contesto.

Per enti e strutture: proposta progettuale personalizzata su richiesta.

Scrivimi
Formazione

Diploma triennale in Musicoterapia
Master in Musicoterapia in Oncologia e Cure Palliative · Fondazione Edo Tempia & Echo Art

Formazione continua in musica, etnomusicologia e pratiche mindfulness.

Risonanze Vitali

La mia newsletter su Substack: riflessioni sul suono, la cura e il senso del lavoro musicoterapeutico.

Leggi su Substack →
Simone Di Giorgio
Torino, 2025
Chi sono
Simone
Di Giorgio

Sono un musicoterapeuta certificato con sede a Torino. Ho completato il Diploma triennale in Musicoterapia e il Master in Musicoterapia in Oncologia e Cure Palliative presso la Fondazione Edo Tempia e l'Associazione Echo Art.

Fare musicoterapia è 'complesso' perché richiede una preparazione adeguata su diverse discipline che si intrecciano, si confrontano e dialogano in vigore di una ricerca del benessere altrui.

Lavoro in ospedali, RSA, centri diurni, scuole primarie e in studio privato. Ogni contesto mi ha insegnato qualcosa di diverso su come il suono entra in relazione con la fragilità umana.

La mia formazione integra la clinica con le pratiche vocali tradizionali: il canto indiano su raga, il canto armonico difonico, le tecniche di improvvisazione vocale. Non sono strumenti esotici — sono linguaggi antichi che il corpo riconosce prima che la mente li comprenda.

Il nostro strumento personale, primo di ogni altro e specificatamente unico, è il corpo-voce. La voce è il mezzo tramite il quale il corpo si esprime emotivamente — parlando, sonorizzando, cantando.

Il mio progetto Risonanze Vitali è il luogo dove tutto questo prende forma pubblica: la newsletter, il racconto del lavoro quotidiano, la riflessione sulla pratica.

Scrivimi
Musicoterapia certificata
Musicoterapia per

La musicoterapia non è un'unica pratica: è un metodo che si adatta al contesto, alla persona, al momento della vita. Di seguito i principali ambiti clinici in cui lavoro.

01 · Cura

Disabilità certificata

Progetti di gruppo e sedute individuali per bambini e ragazzi con disabilità certificata. Inclusione scolastica e sociale.

02 · Fine vita

Cure Palliative

Accompagnamento sonoro nel fine vita per il paziente, la famiglia e gli operatori.

03 · Malattia

Oncologia

Sostegno durante il percorso di cura: ansia, elaborazione emotiva, qualità della vita.

04 · Memoria

Alzheimer e Demenza

La memoria musicale resiste dove le parole cedono. Accesso alla persona attraverso il suono.

← Torna a Musicoterapia
Cure
Palliative

La musicoterapia nelle cure palliative e in oncologia è un accompagnamento — non una cura in senso medico, ma una presenza sonora che si affianca al percorso di malattia. Per il paziente, per i familiari, per il personale di cura.

La musica che esprime e pratica il musicoterapeuta nel suo processo di cura non è distante da quella praticata dai musicisti della taranta: entrambe dettate da una ritualità che le rende attività efficaci e protette dal contesto.

Il suono diventa spazio: uno spazio in cui il paziente può esprimere ciò che le parole faticano a contenere — paura, nostalgia, pace. Uno spazio in cui la famiglia può essere presente senza dover fare nulla.

Come lavoro

Ogni percorso nasce da un colloquio iniziale con il paziente e, dove possibile, con i familiari e il team curante. Non esiste un protocollo fisso: esistono ascolto, adattamento e presenza.

01

Presa in carico

Raccolta dell'anamnesi sonoro-musicale: brani del cuore, ricordi legati alla musica, sensibilità al suono. Questi dati orientano tutto il percorso.

02

Sedute individuali

Incontri in reparto, hospice o domicilio. Si alternano momenti di ascolto attivo, improvvisazione vocale e strumentale, silenzio condiviso.

03

Continuità e valutazione

Il percorso viene monitorato in dialogo con il team curante. Ogni seduta è documentata e aggiornata agli obiettivi.

Nota: La musicoterapia è una disciplina paramedica. Non sostituisce né interferisce con i trattamenti medici in corso — li accompagna.

Vuoi approfondire? Scrivi per un colloquio gratuito senza impegno.

Contattami
← Torna a Musicoterapia
Oncologia

La diagnosi oncologica cambia tutto — il corpo, il tempo, le relazioni. La musicoterapia in questo contesto non è un accessorio: è uno spazio in cui il paziente può portare ciò che non riesce a dire, e trovare un modo per stare con quello che sta attraversando.

Il suono diventa contenitore: di paura, di speranza, di stanchezza. Di tutto quello che non ha ancora trovato parole.

Come lavoro

Propongo sedute individuali in reparto, day hospital o domicilio. Il percorso si adatta alle fasi della malattia e alle esigenze della persona — con strumenti morbidi, voce, ascolto attivo e improvvisazione guidata.

Supporto emotivo

Elaborazione e presenza

Lavorare sull'ansia da diagnosi, sulla gestione dell'attesa, sull'elaborazione dei cambiamenti corporei e dell'identità.

Qualità della vita

Sollievo e piacere

Momenti di ascolto, canto condiviso, gioco sonoro — anche brevi — che restituiscono leggerezza e senso di vitalità durante il percorso di cura.

Famiglia

Accompagnamento dei caregiver

La malattia non riguarda solo il paziente. Il suono può essere anche un modo per stare insieme, senza dover trovare le parole giuste.

Nota: La musicoterapia è una disciplina paramedica. Non sostituisce né interferisce con i trattamenti oncologici in corso — li accompagna.

Vuoi approfondire? Scrivi per un colloquio gratuito senza impegno.

Contattami
← Torna a Musicoterapia
Disabilità
certificata

La musicoterapia per bambini e ragazzi con disabilità certificata lavora sulla qualità della vita, sulla comunicazione e sulla relazione — nei contesti scolastici, nei centri diurni e a domicilio.

La musica, in quanto esperienza condivisa, diventa veicolo di trasformazione: non solo per l'alunno con disabilità, che ha la possibilità di trovarsi maggiormente incluso nella collettività, ma anche per l'intero gruppo.

Inclusione scolastica e sociale

Nelle scuole primarie lavoro sull'intero gruppo classe — non solo sull'alunno con disabilità. Il suono crea un linguaggio condiviso, accessibile a tutti, indipendentemente dalle capacità cognitive o linguistiche.

Il progetto nasce da un incontro con gli insegnanti di riferimento e si struttura in sedute individuali con il bambino con disabilità, sedute con il gruppo classe e sedute miste.

Centri diurni

Propongo percorsi di gruppo nei centri diurni del territorio: esperienze sonore e vocali per favorire la comunicazione, la regolazione emotiva e il senso di appartenenza al gruppo.

Incontri individuali

Sedute individuali a domicilio o in centri accreditati, con bambini e ragazzi con disabilità certificata.

Deduzione fiscale: Le sedute individuali in centri accreditati rientrano tra le spese sanitarie detraibili. Chiedi informazioni al momento del contatto.

Certificazione: I progetti sono condotti secondo le linee guida dell'Associazione Professionale Italiana Musicoterapeuti.
01

Colloquio iniziale

Incontro conoscitivo con la famiglia e/o il corpo docenti. Raccolta dei dati, definizione degli obiettivi e stesura del progetto.

02

Anamnesi sonoro-musicale

Raccolta dell'identità sonora del bambino: brani preferiti, sensibilità al suono, canali espressivi dominanti.

03

Il percorso

Sedute individuali, di gruppo classe e sedute inclusive. Valutazione in itinere e finale con la famiglia e gli insegnanti.

Sei un genitore, un insegnante o un dirigente scolastico? Scrivimi per una proposta personalizzata.

Contattami
← Torna a Musicoterapia
Alzheimer &
Demenza

La memoria musicale è tra le ultime a cedere nelle demenze. Un brano, una melodia, un ritmo familiare possono riattivare presenze, emozioni e contatti laddove il linguaggio verbale non arriva più.

Il musicoterapeuta si pone come contenitore di emozioni e stati d'animo in una dinamica di ascolto attivo — capace di agire in modo profondo, utilizzando unicamente il mezzo sonoro musicale.

Il lavoro si struttura in sedute individuali o di piccolo gruppo, con l'obiettivo di migliorare la qualità della vita, ridurre l'agitazione e restituire momenti di connessione emotiva.

Per strutture RSA, centri diurni o famiglie. Scrivimi per un colloquio iniziale.

Contattami
← Torna a Benessere Sonoro
Canti
Medicina

I Canti Medicina sono pratiche vocali meditative radicate in tradizioni antiche — la tradizione indiana del canto su raga, il canto difonico-armonico delle culture tuvane e mongole. Non sono esercizi di tecnica: sono vie di accesso a uno stato di ascolto profondo di sé.

Con il minuzioso esercizio vocale, riusciamo a produrre un doppio suono: un 'tappeto' sonoro fondamentale e, insieme, gli armonici filtrati all'interno della nostra cavità orale. Questa tecnica è stata usata per millenni come espressione vocale sacra, di preghiera, che connette profondamente con i suoni naturali.

Come funziona

Ogni incontro è sorretto da bordoni sonori continui — shruti box, tanpura, campane tibetane, gong — che creano un campo armonico stabile in cui la voce può appoggiarsi, esplorare, riposare.

Attraverso mantra, improvvisazioni vocali guidate e ascolto del silenzio, i Canti Medicina lavorano su:

Distensione

Rilassamento e radicamento

Il bordone sonoro e la vibrazione della voce inducono uno stato di calma profonda — rallentamento del respiro, riduzione dello stato di allerta, ritorno al corpo.

Ascolto

Centratura e presenza

Cantare su un raga o esplorare gli armonici richiede un'attenzione totale al momento presente. È una forma di meditazione attiva — non si pensa, si ascolta e si suona.

Detox

Distanza dalla frenesia digitale

Nessuno schermo, nessuna notifica, nessun ritmo imposto dall'esterno. Solo il suono, il respiro e il tempo dilatato della voce che vibra.

Fiducia

Sicurezza di sé attraverso il suono

Riconoscere la propria voce — anche in modo semplice, anche imperfetta — costruisce un senso di presenza e autenticità difficile da raggiungere altrove.

Strumenti utilizzati: Shruti box · Tanpura · Campane tibetane · Gong · Sansula · RAV Vast.
Tradizioni di riferimento: Canto su raga (India del Nord) · Canto difonico armonico (Tuva, Mongolia) · Mantra vocali.
Prerequisiti: Nessuno. Non è richiesta esperienza musicale né vocale.

Dove e quando

Gli incontri si svolgono in spazi comunitari a Torino. Per date e informazioni, segui la newsletter Risonanze Vitali su Substack.

Aperto alla cittadinanza · Nessun prerequisito musicale
Benessere Sonoro

Queste pratiche non sono Musicoterapia. Sono esperienze sonore e vocali aperte a tutti — radicate in tradizioni antiche, condotte con strumenti e metodi professionali, ma senza un contesto clinico. Non serve nessuna esperienza musicale.

· Comunità

Welfare di Gruppo

Canto collettivo e immersione armonica per team, associazioni e comunità. Due pratiche complementari per il benessere collettivo.

· Meditazione

Canti Medicina

Canto dei raga e canto difonico. Pratiche vocali meditative da tradizioni antiche, sorretto da strumenti etnici.

← Torna a Benessere Sonoro
Welfare
di Gruppo

Il suono ha il potere di unire le persone in modo rapido, autentico e duraturo. Propongo esperienze sonore collettive per aziende, team, associazioni e comunità che vogliono investire nel benessere dei propri membri e nella coesione del gruppo — attraverso due pratiche distinte e complementari.

Canto collettivo

Non è una lezione di canto e non è un concerto. È un'esperienza in cui il gruppo diventa strumento — e quello che emerge, ogni volta, sorprende chi c'è dentro.

La consapevolezza della propria voce unita a quella degli altri crea un senso di benessere e piacere, rafforzando l'affermazione del sé e del gruppo.

La ricerca scientifica sul canto collettivo documenta benefici su più livelli:

Corpo

Fisiologia e chimica

Cantare insieme riduce i livelli di cortisolo e aumenta la produzione di endorfine e ossitocina — le molecole del benessere e della fiducia. La respirazione si sincronizza tra i partecipanti, e con essa il battito cardiaco.

Mente

Neurologia e cognizione

Chi pratica canto corale sviluppa maggiore connettività nelle aree cerebrali dedicate al linguaggio, alla memoria e alle emozioni. Si genera quello che gli scienziati chiamano flow sociale: una sensazione di piena presenza in cui si perde la cognizione del tempo.

Psiche

Benessere emotivo

Il canto collettivo agisce come antidepressivo naturale: riduce il senso di solitudine, l'ansia e il disagio psichico. È gratuito, privo di effetti collaterali e accessibile a chiunque.

Relazioni

Coesione sociale

Favorisce il senso di appartenenza anche tra estranei. Insegna che l'armonia non nasce dall'uniformità — cantare tutti la stessa nota — ma dall'ascolto reciproco e dall'accordo tra voci diverse. È un allenamento concreto alla convivenza.

Bagni sonori con strumenti etnici

Il bagno sonoro è un'immersione acustica in un campo di frequenze prodotto da strumenti etnici selezionati per le loro caratteristiche vibro-acustiche specifiche. I partecipanti sono sdraiati o seduti — non fanno nulla, ricevono.

Ogni strumento porta con sé una tradizione, un'intenzione, una frequenza che il corpo riconosce prima che la mente la comprenda.

Gli strumenti utilizzati sono scelti non solo per il loro suono, ma per la qualità fisica delle vibrazioni che producono e per la loro capacità di agire su stati di tensione, dispersione o affaticamento:

Gong tibetano e planetario — produce onde sonore complesse e ricche di armonici che attraversano il corpo in profondità, inducendo stati di rilassamento profondo e reset del sistema nervoso.

Campane tibetane (singing bowls) — le frequenze prodotte per sfregamento o percussione agiscono sui tessuti con un effetto vibro-massaggio. Ogni ciotola è accordata su frequenze specifiche associate a diversi stati psicofisici.

Shruti box e tanpura — generano un bordone continuo che crea un campo armonico stabile. Il sistema nervoso, in presenza di un suono prevedibile e avvolgente, abbassa naturalmente lo stato di allerta.

RAV Vast — percussione a lamelle accordata in scale terapeutiche specifiche. Il suo suono è sostenuto, meditativo, con un lungo riverbero naturale che favorisce l'ascolto interiore.

Sansula — kalimba montata su membrana risonante. Produce frequenze delicate ad alta risonanza, ideali per le fasi di chiusura e ritorno alla veglia.

Ogni sessione è guidata e costruita in funzione del gruppo — del suo livello di tensione, del momento della giornata, dell'obiettivo dell'incontro.

Formato: Sessioni singole (1,5–3 ore) · Percorsi brevi (3–5 incontri).
Contesti: Aziende · Cooperative · Scuole · Associazioni · Terzo settore · Realtà sportive.
Dove: In sede o in spazi dedicati · Torino e provincia.
Gruppo: Da 6 a 30 persone.

Vuoi portare questa esperienza al tuo team o alla tua realtà? Scrivimi per una proposta su misura.

Contattami
Scrivimi
Iniziamo da
una conversazione

Che tu sia un privato, un familiare, un professionista della cura o un'istituzione — il primo passo è sempre un colloquio gratuito in cui mi racconti la situazione e io ti dico onestamente cosa posso offrire.

Telefono
Sede
Torino e provincia

Il musicoterapeuta dà priorità all'ascolto e all'osservazione — tramite i quali possiamo raccogliere dati specifici nella presa in carico, in corso d'opera, e in fase finale per conoscere e presentare la validità del trattamento.

Rispondo di norma entro 24 ore nei giorni feriali.

Newsletter · Riflessioni · Articoli
Risonanze Vitali

Scrivo di musicoterapia, suono e cura. Approfondimenti, storie dal lavoro clinico, riflessioni sulle pratiche sonore. Ogni articolo nasce dall'esperienza diretta — quella che accade nelle stanze, nei reparti, nei cerchi di canto.

Puoi seguire la newsletter su Substack per ricevere i nuovi articoli direttamente nella tua casella email.

Professione · Identità · Normativa

Ma allora,
cosa fa il musicoterapeuta?

Mi occupo di musicoterapia e con la sua applicazione mi prendo cura di persone che vivono in delicate fasi della vita. Questo spazio è dedicato al suono come strumento di connessione e di ascolto attivo dei bisogni dell'altro.

Foto · Marius Masalar · Unsplash
«Non è un musicista e non è uno psicoterapeuta?»
«Ma allora cosa fa esattamente?»

Penso che sia la frase che più mi sento dire nei colloqui conoscitivi. Senza scomodare definizioni da manuale, posso sintetizzare così:

"L'operatore musicoterapeuta è un professionista che conosce la musica e i suoni e, attraverso metodi applicativi riconosciuti, aiuta le persone nel miglioramento della qualità di vita, trovando nuovi modi di relazionarsi ed esprimersi attraverso il linguaggio non verbale del suono."

Non ha nulla a che fare con il terapeuta che ci immaginiamo — anche se è necessaria una preparazione in elementi di psicologia. E ha molto a che fare con la musica e la sua esecuzione: tramite la voce, uno strumento etnico o quello che abbiamo suonato per anni. Ma il focus non è performativo — è essenzialmente relazionale, di cura.

Music Therapist

Nei paesi anglofoni il disguido terminologico è più contenuto: chi pratica musicoterapia è definito Music Therapist. La divisione delle due parole già dà un significativo distacco. In italiano "musicoterapia" rimane una parola sola, e il confine con l'intrattenimento o il gioco-musica sfuma facilmente.

Per chi pratica questa professione, parte del lavoro rimarrà quello di spiegare come si opera. La musicoterapia è una disciplina scientifica non farmacologica evidence-based, complementare al lavoro clinico, che va a compimento del percorso educativo, riabilitativo e preventivo condotto da un'équipe multidisciplinare.

Metodo

Basi scientifiche e di ricerca solide

Non improvvisazione: ogni intervento si fonda su protocolli riconosciuti e letteratura evidence-based.

Osservazione

Schede e dati personalizzati

Si lavora raccogliendo dati specifici per personalizzare e arricchire ogni momento di incontro con l'altro.

Relazione

Per e con l'altro

Si lavora per il raggiungimento di obiettivi, ma soprattutto mettendo in atto una dinamica di ascolto e accudimento sano.

Foto · Anastasiia Krutota · Unsplash

Un ricordo dal campo

Ricordo quando mi presentai in una Residenza Sanitaria Assistenziale per proporre un progetto di musicoterapia. Il titolo era: "La musica che racconta le emozioni". Dopo una prima parte conoscitiva, il direttore della struttura insistette nel propormi un contratto come animatore. Contrariato, pensai di non essere stato in grado di spiegargli l'efficacia dell'attività musicale nel contesto senile — dove patologie come Alzheimer e demenza complicano il quotidiano di queste persone. Ribadii che si trattava di attività musicale mirata al raggiungimento di obiettivi specifici, non intrattenimento. Ma non fui compreso.

Altre volte invece è capitato il contrario: al primo incontro con il referente della struttura, la proposta musicoterapeutica è stata accolta come qualcosa di atteso — con pieno riconoscimento della sua validità e degli aspetti trasformativi che la competono.

Un gap culturale — e normativo

Tradizionalmente il fare musica per gli altri è visto come momento ludico-ricreativo o performativo. Non viene notato quello che la musica, in maniera introspettiva, smuove — eppure è proprio quello il luogo dove abita la musicoterapia: uno spazio intimo dove ci si può esprimere in modi mai scoperti prima.

A questo si aggiunge un tema normativo ancora aperto. Ci sono stati vari tentativi di riconoscimento della musicoterapia come professione, ma nessuna proposta di legge è arrivata a compimento. Attualmente i musicoterapeuti rientrano nelle "professioni non organizzate in ordini o collegi" regolamentate dalla Legge 4/2013, che prevede:

· Possibilità di esercitare liberamente la professione

· Necessità di formazione specifica (Master o diplomi riconosciuti da associazioni professionali)

· Obbligo di assicurazione professionale per libero professionista

Manca ancora un inquadramento normativo chiaro che definisca la figura del musicoterapeuta. Pensando al confronto con altri paesi, si spera che la professione venga convalidata il prima possibile.

— Simone

Vuoi ricevere i prossimi articoli direttamente nella tua email? Iscriviti alla newsletter su Substack — è gratuita.

Iscriviti a Risonanze Vitali ↗
Voce · Armonici · Tradizione

Il canto difonico:
due voci in una

Ci sono popoli che da millenni praticano rituali di canto per guarire interiormente — cantano in modi che sembrano inverosimili e così distanti dalle tecniche di canto moderno, che al primo ascolto sembra quasi un'esperienza surreale.

Il canto difonico rappresenta una delle tecniche vocali più affascinanti e complesse sviluppate dall'essere umano: un singolo cantante produce simultaneamente due distinte linee melodiche — una nota grave e continua (il bordone) e una sequenza di armonici acuti che emergono come melodia separata e percepibile.

Foto · Tuguldur Baatar · Unsplash

La serie armonica: fondamento naturale del suono

La serie armonica è una sequenza matematica di frequenze che costituisce la struttura fondamentale di qualsiasi suono complesso in natura. Quando una corda vibra — o quando le nostre corde vocali oscillano — non vibrano solo come un tutto unico, ma anche in sezioni progressive: metà della lunghezza, un terzo, un quarto e così via.

Se la nota fondamentale è un Do2 (circa 65 Hz), la serie armonica produce Do3 (l'ottava), Sol3 (la quinta), Do4 (la seconda ottava), Mi4, Sol4 e così via, con intervalli progressivamente più stretti. Nel canto difonico, il praticante mantiene stabile la fondamentale mentre "filtra" e amplifica selettivamente questi armonici superiori — rendendo esplicito e udibile ciò che è già implicitamente presente nella fisica del suono.

Diagramma serie armonica · alashensemble.com

Radici culturali: Mongolia e Tuva

Il canto difonico trova le sue radici più documentate in Asia centrale, principalmente tra le popolazioni della Mongolia e di Tuva (Federazione Russa). Nelle tradizioni tuvane è conosciuto come khöömei, in Mongolia come khöömii. In questi contesti originari non nasce come performance artistica: è profondamente radicato in una visione animistica del mondo, dove il suono funziona come mezzo di connessione spirituale con l'ambiente naturale.

I pastori nomadi delle steppe svilupparono questa tecnica come mimesi sonora: imitavano il vento tra le rocce, lo scorrere dei fiumi, i richiami degli animali.

Non si trattava di riprodurre esternamente i suoni naturali, ma di incorporarli — permettere che le frequenze della natura risuonino all'interno del corpo del praticante.

La documentazione etnomusicologica contemporanea ci invita a distinguere questi contesti indigeni dalle reinterpretazioni del movimento New Age occidentale, che spesso estrae la tecnica dal suo sistema di significato originario. Il rispetto per queste tradizioni richiede consapevolezza di questa differenza e cautela nell'uso di terminologie come "guarigione" o "rituali sciamanici" fuori contesto.

Applicazioni in musicoterapia

Nel lavoro con le persone, il canto difonico può facilitare stati di presenza, ascolto profondo e consapevolezza corporea. La teoria polivagale di Stephen Porges offre un quadro solido: la vocalizzazione lenta e sostenuta attiva il sistema parasimpatico. La respirazione necessaria per questa pratica — diaframmatica, profonda, controllata — attiva direttamente il ramo ventrale del nervo vago, promuovendo uno stato fisiologico di calma. Studi controllati hanno documentato riduzioni nei livelli di cortisolo in seguito a pratiche vocali regolari.

Per praticare questa tecnica bisogna monitorare simultaneamente la stabilità della fondamentale, l'emergere degli armonici e la configurazione del tratto vocale — uno stato che molti descrivono come meditazione attiva. Sul piano neurologico, la ricerca con neuroimaging ha mostrato che il canto difonico promuove un'integrazione inter-emisferica che molti praticanti descrivono come "centratura".

Come si impara

Gli elementi basilari possono essere appresi dalla maggior parte delle persone in tempi relativamente brevi, senza esperienza musicale pregressa. Si inizia esplorando vocali come "u" e "i" che facilitano l'emergere degli armonici, imparando gradualmente a isolarli attraverso minuscoli aggiustamenti della lingua e delle labbra.

Il processo richiede pazienza e un atteggiamento esplorativo: si tratta di ascoltare e sperimentare, non di fare "giusto" o "sbagliato".

Molte persone descrivono un momento di "click" cognitivo in cui l'orecchio improvvisamente impara a separare e seguire la linea melodica degli armonici. Questo momento può essere accompagnato da reazioni intense — sorpresa, gioia, a volte lacrime — legate alla novità percettiva e all'intensità dell'ascolto interno.

✨ Incontri di gruppo — canto armonico

Stiamo organizzando incontri per esplorare insieme questa pratica. Non è richiesta alcuna esperienza musicale. Gli incontri si attiveranno al raggiungimento di tre partecipanti.

Per informazioni scrivi a dgiorgiosimone@gmail.com

— Simone

Vuoi ricevere i prossimi articoli direttamente nella tua email? Iscriviti alla newsletter su Substack — è gratuita.

Iscriviti a Risonanze Vitali ↗
Connessione · Creatività · Empatia

Connessioni e creatività:
come nasce l'empatia

Sono Simone, mi occupo di suono e relazioni attraverso la musicoterapia. Questo è Risonanze Vitali, uno spazio dove la ricerca incontra la riflessione, con la condivisione di esperienze arricchenti che portano benessere.

Oggi vorrei parlarvi di connessioni e creatività, e di come la relazione di queste possa creare empatia.

"Immersing in other people's stories cultivates empathy"
— Kae Tempest
In questo articolo toccheremo quattro punti chiave:

1 · Connessione circolare
2 · Connessione creativa ed empatia
3 · Dis-connessione contemporanea
4 · Musicoterapia e il valore delle connessioni

Connessione circolare

Immagina di entrare in una stanza con persone che non conosci. Ti presenti, racconti brevemente la sensazione che ti ha spinto a essere lì in quel momento. Gli sguardi si incrociano, le prime condivisioni emergono — e pian piano i punti in comune si delineano tra i partecipanti.

Arriva il momento di formare un cerchio: tutti alla stessa distanza in connessione reciproca, l'attività creativa può cominciare.

La forma rituale del cerchio è l'immagine sacra più universale dell'umanità. Dalle danze circolari africane, ai cerchi che "riflettono" il suono dei tamburi sciamanici siberiani, questa forma perfetta e comunitaria ha facilitato per millenni l'accesso a dimensioni creative e trascendenti dell'esperienza umana.

Il cerchio accoglie, include, comunica e crea comunità. Il cerchio dona a chi è disposto a ricevere.

Mettersi in cerchio è una pratica tanto antica quanto rara nei tempi odierni. Oggi siamo dominati da un'iper-connessione digitalizzata che, paradossalmente, di connessione autentica con l'altro ha ben poco: lo sguardo resta fisso sullo schermo del nostro — ahimè! — inseparabile smartphone.

Ponte tra creatività individuale e collettiva

Tempo fa lessi On Connection di Kae Tempest, un saggio scritto magistralmente che offre spunti profondi sul tema. La connessione creativa è descritta come una forza vitale che va oltre la semplice produzione artistica: diventa un ponte tra le esperienze individuali e il sentire collettivo.

Questo stato di connessione di cui parla Tempest è simile per certi versi a quello che Mihaly Csikszentmihalyi chiama "stato di flusso creativo": si verifica quando un individuo è completamente assorbito in un'attività, sperimentando una fusione tra le proprie competenze e le sfide dell'attività stessa. Durante il flusso, si perde la consapevolezza di sé e del tempo, creando un'esperienza altamente gratificante.

In un'epoca in cui si lotta per diritti e uguaglianza, avere modo di percepire connessione creativa — prima di tutto con se stessi e poi con gli altri — potrebbe cambiare il modo in cui usiamo l'empatia.

Credo che la creatività non sia esclusiva di chi abbia una preparazione specifica: dipende dalla connessione con sé stessi, un ascolto profondo privo di schemi e vincoli.

Tutti nelle nostre giornate siamo creativi, ma quando la creazione incontra l'arte acquisisce un valore espressivo unico — racconta di noi e accoglie l'altro in maniera empatica. La creatività però va ascoltata, e a volte costa impegno, mentre assopirsi al torpore indotto da uno schermo è "più comodo". Il problema dello scrolling infinito è attuale: è un sedativo sempre a portata di mano.

Ti è mai capitato di accorgerti di un dolore o di una tensione solo quando finalmente ti rilassi? Se tornassimo al corpo, all'ascolto autentico di noi, potremmo riconoscere i bisogni reali con più facilità.

La creatività non esiste senza un fruitore. È un processo triangolare: artista — pubblico — restituzione. In questa visione, l'aspetto relazionale diventa essenziale: stimolo comunicativo, connessione, risposta.

Musicoterapia e anziani: connessione come forza vitale

In una casa famiglia, ho proposto un'esperienza di ascolto musicale condiviso che ha generato momenti di intensa connessione. Ecco come introduco solitamente la proposta:

"Signori, ora ascolteremo un brano. Vi chiedo di rilassarvi, chiudendo gli occhi, e di lasciarvi trasportare. Provate a sentire la musica a livello emotivo e profondo. Restate nelle immagini e nei ricordi che emergono. Dopo l'ascolto condivideremo insieme le vostre sensazioni."

Durante la verbalizzazione i partecipanti hanno raccontato di sé, del passato e del presente. Sono emerse condivisioni che hanno costruito ponti relazionali importanti. È capitato che dalla verbalizzazione uscissero immagini oniriche commoventi, oppure che dall'ascolto di un brano nascesse la richiesta di ascoltarne un altro — sempre contestualizzato dallo scaturire dei ricordi. È capitato che venisse voglia di ballare insieme a un compagnǝ. Oppure, semplicemente, desiderare un abbraccio.

La creatività non è un privilegio di pochi, ma una forza che appartiene a tutti. Un cerchio che accoglie, un respiro che ricorda che siamo parte di un insieme.

E tu? Che ruolo ha la creatività nel tuo quotidiano? In fondo, il cerchio della creatività si chiude solo quando diventa condivisione.

— Simone

Vuoi ricevere i prossimi articoli direttamente nella tua email? Iscriviti alla newsletter su Substack — è gratuita.

Iscriviti a Risonanze Vitali ↗